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L’istituzione e la gestione delle Aree Marine Protette in Italia sono regolate dalle seguenti leggi di cui riportiamo  i punti più salienti:



Legge 31 dicembre 1992 , numero 979
Legge 6 dicembre 1991, numero 394
Legge 8 ottobre 1997, numero 344
Legge 9 dicembre 1998, numero 426


L. 31 DICEMBRE 1982, n. 979

TITOLO V

Riserve Marine

25. Le riserve naturali marine sono costituite da ambienti marini, dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l’importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono.

26. Sulla base delle indicazioni contenute nel piano di cui all’articolo 1 ed in conformità agli indirizzi della politica nazionale di protezione dell’ambiente, le riserve marine sono istituite con decreto del Ministro della marina mercantile su conforme parere del Consiglio nazionale per la protezione dell’ambiente naturale – sezione protezione dell’ambiente per la difesa del mare dagli inquinamenti, sentite le regioni e i comuni territorialmente interessati.

Ai fini della Proposta di cui al comma precedente, la Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti, previa individuazione delle aree marine per e quali appare opportuno l’assoggettamento a protezione, accerta:

  1. la situazione naturale dei luoghi e la superficie da proteggersi;
  2. i fini scientifici, ecologici, culturali, educativi, minerari ed economici con cui va coordinata la protezione dell’area;
  3. i programmi eventuali di studio e ricerca nonché la valorizzazione dell’area;
  4. i riflessi della protezione nei rapporti con la navigazione marittima e le attività di sfruttamento economico del mare e del demanio marittimo;
  5. gli effetti che prevedibilmente deriveranno dalla istituzione della riserva marina sull’ambiente naturale marino e costiero nonché sull’assetto economico e sociale del territorio e delle popolazioni interessate;
  6. il piano dei vincoli e delle misure di protezione e valorizzazione ritenuti necessari per l’attuazione delle finalità della riserva marina.

La Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti può avvalersi, ai fini dell’accertamento, di istituti scientifici, laboratori ed enti di ricerca. In ogni caso è richiesto il parere dell’Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca marittima di cui all’articolo 8 della legge 17 febbraio 1982, n. 41 (9).

Ai fini dell’esercizio delle competenze di cui al presente titolo, la Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti è integrata da tre rappresentanti delle associazioni naturalistiche maggiormente rappresentative nel settore della tutela dell’ambiente marino, da tre esperti nella stessa materia, nonché da membri del consiglio di amministrazione dell’Istituto di cui al precedente comma, designati dal consiglio medesimo.

27. Nelle riserve naturali marine, ogni attività può essere regolamentata attraverso la previsione di divieti e limitazioni o sottoposta a particolari autorizzazioni in funzione delle finalità per la cui realizzazione la riserva è stata istituita. Nelle riserve naturali marine, ogni attività può essere regolamentata attraverso la previsione di divieti e limitazioni o sottoposta a particolari autorizzazioni in funzione delle finalità per la cui realizzazione la riserva è stata istituita. Nelle riserve naturali marine, ogni attività può essere regolamentata attraverso la previsione di divieti e limitazioni o sottoposta a particolari autorizzazioni in funzione delle finalità per la cui realizzazione la riserva è stata istituita.

In particolare possono essere vietate o limitate:

  1. l’asportazione anche parziale e i danneggiamento delle formazioni minerali;
  2. la navigazione, l’accesso e la sosta, con navi e natanti di qualsiasi genere e tipo, nonché la balneazione;
  3. la pesca sia professionale che sportiva con qualunque mezzo esercitata;
  4. la caccia, la cattura, la raccolta, il danneggiamento, e in genere qualunque attività che possa costituire pericolo o turbamento delle specie animali o vegetali, ivi compresa la immissione di specie estranee;
  5. l’alterazione con qualsiasi mezzo, diretta o indiretta, dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche biochimiche dell’acqua, nonché la discarica di rifiuti solidi o liquidi e in genere l’immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell’ambiente marino;
  6. l’introduzione di armi ed esplosivi e di qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura nonché di sostanze tossiche o inquinanti;
  7. le attività che possono comunque arrecare danno , intralcio o turbativa alla realizzazione dei programmi di studio e di ricerca scientifica da attuarsi sull’area.

Il decreto di istituzione della riserva prevede:

  1. la determinazione delle aree marittime e di demanio marittimo costituenti la superficie della riserva;
  2. le finalità di carattere scientifico, culturale, economico ed educativo per la cui realizzazione è istituita l’area protetta;
  3. i programmi di studio e di ricerca scientifica nonché la valorizzazione da attuarsi nell’ambito della riserva;
  4. la regolamentazione della riserva con la specificazione delle attività oggetto di divieto o di particolari limitazioni o autorizzazioni.

Nell’ambito territoriale della riserva marina possono essere disposti dal Ministro della marina mercantile programmi di intervento per il ripopolamento ittico, o per la salvaguardia ecologica.

Qualora la riserva marina confini con il territorio di un parco nazionale o di una riserva naturale dello Stato, il decreto di costituzione, adottato di concerto con il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, regola il coordinamento fra la gestione della riserva marina e quella del parco nazionale o della riserva naturale dello Stato.

Ove la fascia costiera demaniale costituisca parte integrante dell’eco-sistema terrestre e non vi siano prevalenti ragioni di tutela dell’ambiente marino rispetto ai fini connessi alla tutela territoriale, la gestione della fascia costiera demaniale, è affidata all'ente di gestione del parco o della riserva naturale che, per le relative attività di vigilanza, si avvale delle Capitanerie di porto.

28. In attuazione dei principi di cui agli articoli 1 e 26 il Ministro della marina mercantile promuove e coordina tutte le attività dei protezione, tutela, ricerca e valorizzazione del mare e delle sue risorse ed assicura il raggiungimento delle finalità istitutive di ciascuna riserva attraverso l’Ispettorato centrale per la difesa del mare, di cui all’articolo 34.

Per la vigilanza e l’eventuale gestione delle riserve marine, l’Ispettorato centrale si avvale delle competenti Capitanerie di porto

Presso ogni Capitaneria competente è istituita una commissione di riserva, nominata con decreto del Ministro della marina mercantile e così composta:

  1. il comandante di porto che a presiede;
  2. due rappresentanti dei comuni rivieraschi designati dai comuni medesimi;
  3. un rappresentante delle regioni territorialmente interessate;
  4. un rappresentante delle categorie economico-produttive interessate designato dalla camera di commercio per ciascuna delle province nei cui confini è stata istituita la riserva;
  5. due esperti designati dal Ministro della marina mercantile in relazione alle particolari finalità per cui è stata istituita la riserva;
  6. un rappresentante delle associazioni naturalistiche maggiormente rappresentative scelto dal Ministro della marina mercantile fra una terna di nomi designati dai comuni medesimi;
  7. un rappresentante del provveditorato agli studi;
  8. un rappresentante dell’amministrazione per i beni culturali ed ambientali;
  9. un rappresentante del Ministero dell’ambiente;

Con apposita convenzione da stipularsi da parte del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della marina mercantile, la gestione della riserva può essere concessa ad enti pubblici, istituzioni scientifiche, associazioni riconosciute.

La commissione affianca la Capitaneria e l’ente delegato nella gestione della riserva, formulando proposte e suggerimenti per tutto quanto attiene al funzionamento della riserva medesima.

In particolare la commissione dà il proprio parere alla proposta del regolamento di esecuzione del decreto istitutivo e di organizzazione della riserva, ivi comprese le previsioni relative alle spese di gestione, formulata dalla Capitaneria o dall’ente delegato.

Il regolamento è approvato con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della marina mercantile, sentita la Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti.

29. Presso il Ministero della marina mercantile è istituita la sezione del Consiglio nazionale per la protezione dell’ambiente avente specifica competenza per tutte le questioni relative alla tutela e alla protezione dell’ambiente marino.

La sezione è composta da 13 membri scelti fra persone di particolare qualificazione e competenza nella materia della tutela e protezione dell’ambiente marino, di cui:

  1. cinque in rappresentanza dei Ministeri della marina mercantile, dei beni culturali ed ambientali, dell’agricoltura e foreste, del turismo e spettacolo, della ricerca scientifica, designati dai rispettivi Ministri;
  2. due in rappresentanza delle regioni designati dalla Commissione di cui all’articolo 13 della legge 16 maggio 1970, n. 281;
  3. due in rappresentanza dei comuni rivieraschi, scelti dal Presidente del Consiglio su rose di nomi formate dalle associazioni di enti locali maggiormente rappresentative in campo nazionale;
  4. due in rappresentanza degli enti ed organizzazioni operanti nel campo della difesa della natura e dell’ambiente maggiormente rappresentativi in campo nazionale, scelti dal Presidente del Consiglio su rose di nomi formate dagli enti e dalle associazioni medesime;
  5. due docenti di discipline attinenti alla tutela dell’ambiente marino scelti dal Presidente del Consiglio.

In caso di mancata designazione di membri entro un mese dalla richiesta, il Consiglio nazionale è convocato e delibera con i membri già designati, purché di numero non inferiore alla metà più uno dei propri componenti.

La sezione è nominata con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, e dura in carica cinque anni. I membri nominati nel corso del quinquennio in sostituzione di altri durano in carica fino alla scadenza del mandato dei sostituiti.

La sezione è presieduta dal Ministro della marina mercantile o da un suo delegato.

30. Per violazione dei divieti o dei vincoli contenuti nel decreto di costituzione della riserva si applica, salvo che i fatto costituisca reato, la sanzione amministrazione da lire 200.000 a lire 5 milioni Per violazione dei divieti o dei vincoli contenuti nel decreto di costituzione della riserva si applica, salvo che i fatto costituisca reato, la sanzione amministrazione da lire 200.000 a lire 5 milioni Per violazione dei divieti o dei vincoli contenuti nel decreto di costituzione della riserva si applica, salvo che i fatto costituisca reato, la sanzione amministrazione da lire 200.000 a lire 5 milioni

La Capitaneria di porto applica la sanzione di cui al comma precedente e provvede alla confisca delle cose, strumenti ed attrezzi attraverso i quali si sia commessa la violazione.

Il violatore è tenuto altresì alla restituzione dei quanto comunque asportato dalla riserva.

31. Nella prima applicazione della presente legge, l’accertamento di cui al secondo comma dell’articolo 26, ha luogo con riferimento alla seguenti aree:

  1. Golfo di Portofino;
  2. Cinque Terre;
  3. Secche della Meloria;
  4. Arcipelago Toscano;
  5. Isole Pontine;
  6. Isola di Ustica;
  7. Isole Eolie;
  8. Isole Egadi;
  9. Isole Ciclopi;
  10. Porto Cesareo;
  11. Torre Guaceto;
  12. Isole Tremiti;
  13. Golfo di Trieste;
  14. Tavolara, Punta Coda Cavallo;
  15. Golfo di Orosei, Capo Monte Santu;
  16. Capo Caccia, Isola Piana;
  17. Isole Pelagie;
  18. Punta Campanella;
  19. Capo Rizzuto;
  20. Penisola del Sinis, Isola di Mal di Ventre.

32. Per l’onere derivante dall’attuazione degli articoli 26 e 28 è autorizzata, per il periodo 1982-1985, la spesa complessiva di lire 3.000 milioni, da iscrivere nello stato di previsione della spesa del Ministero della marina mercantile secondo le quote che saranno determinate in sede di legge finanziaria di cui all’art. 11 della legge 5 agosto 1978, n. 468.

La quota relativa all’anno 1982 è determinata in lire 500 milioni.




L. 6 DICEMBRE 1991, n. 394

LEGGE QUADRO SULLE AREE PROTETTE

TITOLO II

Aree naturali protette nazionali

Articolo 18 – Istituzione di aree protette marine

1.In attuazione del programma il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della marina mercantile e d’intesa con il Ministro del tesoro istituisce le aree protette marine, autorizzando altresì il finanziamento definito dal programma medesimo. L’istruttoria preliminare è in ogni caso svolta, ai sensi dell’articolo 26 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, dalla Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti.

2. Il decreto istitutivo contiene tra l’altro la denominazione e la delimitazione dell’area, gli obiettivi cui è finalizzata la protezione dell’area e prevede altresì, la concessione d’uso dei beni del demanio marittimo e delle zone di mare di cui all’articolo 19, comma 6.

3. Il decreto di istituzione è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

4. Per il finanziamento dei programmi e progetti di investimento per le aree protette marine è autorizzata la spesa di lire 5 miliardi per ciascuno degli anni 1992, 1993 e 1994.

5. Per le prime spese di funzionamento delle aree protette marine è autorizzata la spesa di lire 1 miliardo per ciascuno degli anni 1991, 1992 e 1993.

Articolo 19 – Gestione delle aree protette marine

1. Il raggiungimento delle finalità istitutive di ciascuna area marina è assicurato attraverso l’Ispettorato centrale per la difesa del mare. Per l’eventuale gestione delle aree protette marine, l’Ispettorato centrale si avvale delle competenti Capitanerie di porto. Con apposita convenzione da stipularsi da parte del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della marina mercantile, la gestione dell’area protetta marina può essere concessa ad enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni riconosciute.

2. Qualora un’area marina protetta sia istituita in acque confinanti con un’area protetta terestre, la gestione è attribuita al soggetto competente per quest’ultima.

3. Nelle aree protette marine sono vietate le attività che possono compromettere la tutela delle caratteristiche dell’ambiente oggetto della protezione e delle finalità istitutive. In particolare sono vietati:

  1. la cattura, la raccolta e il danneggiamento delle specie animali e vegetali nonché l’asportazione di minerali e reperti archeologici;
  2. l’alterazione dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e idrobiologiche delle acque;
  3. lo svolgimento di attività pubblicitarie;
  4. l’introduzione di armi, di esplosivi e ogni altro mezzo distruttivo e di cattura;
  5. la navigazione a motore;
  6. ogni forma di discarica di rifiuti solidi e liquidi.

4. I divieti di cui all’articolo 11, comma 3, si applicano ai territori inclusi nelle aree protette marine.

5. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro della marina mercantile, sentita la Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti, è approvato un regolamento che dosciplina i divieti e le eventuali deroghe in funzione del grado di protezione necessario.

6. Beni del demanio marittimo e zone di mare comprese nelle aree marine protette possono essere concessi in uso esclusivo per le finalità della gestione dell’area medesima con decreto del Ministro della marina mercantile. I beni del demanio marittimo esistenti all’interno dell’area protetta fanno parte della medesima.

7. La sorveglianza nelle aree protette marine è esercitata dalla Capitanerie di porto, ai sensi dell’articolo 28 della legge 31 dicembre 1982, n. 979.

Articolo 29 – Norme di rinvio

1. Per quanto non espressamente disciplinato dalla presente legge, ai parchi marini si applicano le disposizioni relative ai parchi nazionali. Alle riserve marine si applicano le disposizioni del titolo V della legge 31 dicembre 1982, n. 979, non in contrasto con le disposizioni della presente legge.

Articolo 21 – Vigilanza e sorveglianza

1. La vigilanza sulla gestione delle aree naturali protette di rilievo internazionale e nazionale è esercitata per le aree terrestri dal Ministro dell’ambiente e dal Ministro della marina mercantile.

2. La sorveglianza sui territori delle aree naturali protette di rilievo internazionale e nazionale è esercitata, ai fini della presente legge, dal Corpo forestale dello Stato senza variazioni all’attuale pianta organica dello stesso.
Per l’espletamento di tali servizi e di quant’altro affidato al Corpo medesimo della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’agricoltura e foreste, sono individuate le strutture ed il personale del Corpo da dislocare presso il Ministero dell’ambiente e presso gli Enti parco, sotto la dipendenza funzionale degli stessi, secondo modalità stabilite dal decreto medesimo.
Il decreto determina altresì i sistemi e le modalità di reclutamento e di ripartizione su base regionale, nonché di formazione professionale del personale forestale di sorveglianza. Ai dipendenti dell’Ente parco possono essere attribuiti poteri di sorveglianza da esercitare in aggiunta o in concomitanza degli ordinari obblighi di servizio. Nell’espletamento dei predetti poteri i dipendenti assumono la qualifica di guardia giurata.
Fino all’emanazione del predetto decreto alla sorveglianza provvede il Corpo forestale dello Stato, sulla base di apposite direttive impartite dal Ministro dell’ambiente, d’intesa con il Ministro dell’agricoltura e delle foreste.
Nelle aree protette marine la sorveglianza è esercitata ai sensi dell’articolo 19, comma 7.

TITOLO IV

Disposizioni finali e transitorie

Articolo 36 – Aree marine di reperimento

1. Sulla base delle indicazioni programmatiche di cui all’articolo 4 possono essere istituiti parchi marini o riserve marine, oltre che nelle aree di cui all’articolo 31 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, nelle seguenti aree:

  1. Isola di Gallinara;
  2. Monti dell’Uccellina – Formiche di Grosseto – Foce dell’Ombrone Talamone;
  3. Secche di Torpaterno;
  4. Penisola della Campanella – Isola di Capri;
  5. Costa degli Infreschi;
  6. Costa di Maratea;
  7. Penisola Salentina (Grotte Zinzulusa e Romanelli);
  8. Costa del Monte Conero;
  9. Isola di Pantelleria;
  10. Promontorio Monte Cofano – Golfo di Custonaci;
  11. Acicastello – Le Grotte;
  12. Arcipelago della Maddalena (isole ed isolotti compresi nel territorio del Comune della Maddalena);
  13. Capo Spartivento – Capo Teulada;
  14. Capo Testa – Punta Falcone;
  15. Santa Maria di Castellabate;
  16. Monte di Scauri;
  17. Monte a Capo Gallo – Isola di Fuori o delle Femmine;
  18. Parco Marino del Piceno
  19. Isole di Ischia, Vivara e Procida, area marina protetta integrata denominata "Regno di Nettuno";
  20. Isola di Bergeggi;
  21. Stagnone di Marsala;
  22. Capo Passero;
  23. Pantani di Vindicari;
  24. Isola di San Pietro;
  25. Isola dell’Asinara;
  26. Capo Carbonara.

2. La Consulta per la difesa del mare, può, comunque, individuare, ai sensi dell’articolo 26 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, altre aree marine di particolare interesse nelle quali istituire parchi marini o riserve marine.

Nella legge 8 ottobre 1997, n. 344 è stata inoltre aggiunta l’area:

Parco Marino "Torre del Cerrano".




LEGGE 9 DICEMBRE 1998, N.426.
NUOVI INTERVENTI IN CAMPO AMBIENTALE.

Art. 2

(Interventi per la conservazione della natura).

10. All’art. 36, comma 1, della legge 6 dicembre 1991, n.. 394, e successive modificazioni, dopo la lettera ee-biss), è aggiunta la seguente:

<<ee-ter) Alto Tirreno-Mar Ligure "Santuario dei cetacei">>.

11. Il Ministro dell’ambiente entro il 30 giugno 1999 provvede all’istruttoria tecnica necessaria per avviare l’istituzione dell’area marina protetta di cui al comma 10, con il precipuo obiettivo della massima salvaguardia dei mammiferi marini.

12. Il Ministro dell’ambiente promuove entro il 31 dicembre 1998 le opportune iniziative a livello comunitario ed internazionale per estendere l’area protetta marina di cui al comma 10 alle acque territoriali dei Paesi esteri confinanti ed alle acque internazionali.

13. Per l’istituzione, l’avviamento e la gestione di aree marine protette previste dalle leggi 31 dicembre 1982, n. 979, e 6 dicembre 1991, n. 394, è autorizzata la spesa di lire 6.000 milioni per gli anni 1998 e 1999 e di lire 7.000 milioni a decorrere dall’anno 2000.

14. La Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti, istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 ottobre 1979, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 306 del 9 novembre 1979, è soppressa e le relative funzioni sono trasferite ai competenti uffici del Ministero dell’ambiente. Per l’istruttoria preliminare relativa all’istituzione e all’aggiornamento delle aree protette marine, per il supporto alla gestione, al funzionamento nonché alla progettazione degli interventi da realizzare anche con finanziamenti comunitari nelle aree marine protette, presso il competente servizio del Ministero dell’ambiente è istituita la segreteria tecnica per le aree protette marine, composta da dieci esperti di elevata qualificazione individuati ai sensi dell’articolo 3, comma 9, della legge 6 dicembre 1991, n. 394. Per l’istituzione della segreteria tecnica per le aree marine protette, di cui al presente comma è autorizzata la spesa di 450 milioni per il 1998 e 900 milioni annue a decorrere dal 1999. In sede di prima applicazione della legge, cinque degli esperti sono trasferiti, a decorrere dal 1° gennaio 1999, dal contingente integrativo previsto dall’articolo 4, comma 12, della legge 8 ottobre 1997, n. 344, intendendosi dalla predetta data conseguentemente ridotta, per un importo pari a 450 milioni, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 4, comma 12 della legge 8 ottobre 1997, n. 344, che concorre alla parziale copertura finanziaria della predetta spesa di lire 900 milioni a decorrere dall’anno 1999.

16. La Commissione di riserva, di cui all’articolo 28 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, è istituita presso l’ente cui è delegata la gestione dell’area protetta marina ed è presieduta da un rappresentante designato dal Ministro dell’ambiente. Il comandante della locale Capitaneria di porto, o un suo delegato, partecipa ai lavori della Commissione di riserva in qualità di membro.

17. All’articolo 19, comma 7, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, le parole: <<ai sensi dell’articolo 28 della legge 31 dicembre 1982, n. 979>> sono sostituite dalle seguenti: <<nonché dalle polizie degli enti locali delegati nella gestione delle medesime aree protette>>.

19. Per la predisposizione di un programma nazionale di individuazione e valorizzazione della <<Posidonia oceanica>> nonché di studio delle misure di salvaguardia della stessa da tutti i fenomeni che ne comportano il degrado e la distruzione, è autorizzata la spesa di lire 200 milioni annue per il triennio 1998-2000. A tal fine, il Ministero dell’ambiente può avvalersi del contributo delle università, degli enti di ricerca e di associazioni ambientaliste.

22. Dopo l’articolo 1 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, è inserito il seguente:

<<ART. 1-bis. – (Programmi nazionali e politiche di sistema). – 1. Il Ministro dell’ambiente promuove, per ciascuno dei sistemi territoriali dei parchi dell’arco alpino, dell’appennino, delle isole e di aree marine protette, accordi di programma per lo sviluppo di azioni economiche sostenibili con particolare riferimento ad attività agro-silvo-pastorali tradizionali, dell’agriturismo e del turismo ambientale con i Ministri per le politiche agricole, dell’industria, del commercio e dell’artigianato, del lavoro e della previdenza sociale e per i beni culturali e ambientali, con le regioni e con altri soggetti pubblici e privati.

2. Il Ministro dell’ambiente, sentito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, degli Enti parco interessati e delle associazioni ambientaliste maggiormente rappresentative, individua altresì le risorse finanziarie nazionali e comunitarie, impiegabili nell’attuazione degli accordi di programma di cui al comma 1 >>.

32. All’articolo 21, comma 2, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, al secondo periodo, dopo le parole:<<su proposta del Ministro dell’ambiente>> sono inserite le seguenti: <<e, sino all’emanazione dei provvedimenti di riforma in attuazione dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e del decreto di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143, e fermo restando il disposto del medesimo articolo 4, comma 1.>>

34. Il comma 3 dell’articolo 31 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, è sostituito dal seguente: <<3. La gestione delle riserve naturali, di qualunque tipologia, istituite su proprietà pubbliche, che ricadano o vengano a ricadere all’interno dei parchi nazionali, è affidata all’Ente parco>>.

37. Con decreto del Ministro dell’ambiente, sentiti la regione e gli enti locali territorialmente interessati, la gestione delle aree protette marine previste dalle leggi 31 dicembre 1982, n. 979, e 6 dicembre 1991, n. 394, è affidata ad enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni ambientaliste riconosciute.

Art.3.

(Rifinanziamento degli interventi previsti dalla legge8 ottobre 1997, n.344).

1. Per la prosecuzione dell’attività di sviluppo della progettazione di interventi ambientali e di promozione di figure professionali, prevista all’articolo 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 344, è autorizzata la spesa di lire 1.800 milioni per l’anno 2000.

2. Per la prosecuzione delle attività di promozione delle tecnologie pulite e dello sviluppo della sostenibilità urbana, previste dall’articolo 2 della legge 8 ottobre 1997, n. 344, è autorizzata la spesa di lire 6.000 milioni per l’anno 2000.

3. Per la prosecuzione di specifiche campagne di informazione sui temi dello sviluppo sostenibile e delle attività connesse al coordinamento e al funzionamento del sistema nazionale per l’educazione, l’informazione, la formazione e la ricerca in campo ambientale, previste dall’articolo 3 della legge 8 ottobre 1997, n. 344, è autorizzata la spesa di 7.000 milioni per l’anno 2000. Tale sistema è integrato col sistema di cooperazione internazionale per l’educazione ambientale nel Mediterraneo.

4. Per la promozione e l’attuazione delle attività di cui ai commi 1, 2 e 3 e per la formazione di specifiche figure professionali per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale ed ambientale delle aree marginali, il Ministero dell’ambiente può avvalersi anche di enti o fondazioni esistenti, aventi specifiche finalità e consolidata esperienza nelle predette attività.

5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente, d’intesa con il Ministro della pubblica istruzione e dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e Bolzano, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite, nei limiti delle risorse finanziarie già autorizzate a legislazione vigente, le modalità organizzative e funzionali del sistema nazionale per l’educazione, l’informazione , la formazione e la ricerca in campo ambientale, articolato in un archivio nazionale per la documentazione e la ricerca ambientale, un osservatorio sulle ricerche e le metodologie dell’educazione ambientale, una rete di laboratori territoriali e di centri di esperienze su base regionale e una banca dati sulla formazione professionale in campo ambientale

6. Per ulteriori finalità connesse alla diffusione di informazioni inerenti allo stato dell’ambiente è autorizzato il limite di spesa di lire 300 milioni per l’anno 1998, di lire 200 milioni per l’anno 1999, e di lire 500 milioni per l’anno 2000.

7. Per la predisposizione del progetto di Biblioteca nazionale per l’ambiente è autorizzata la spesa di lire 350 milioni per l’anno 1998.